Unbroken

Sinceramente sono stanca di sentirmi sempre diversa dalle altre, sempre minore sempre quella più bruttina nel gruppetto.
Quella che quando qualcuno deve fargli un complimento il massimo che riceve è “si ha un viso carino, ed è una buona amica.”

Delena/Nian

Si parla di realtà.
Di verità.
Ancor prima di parlare d’amore.
Si parla di CHIMICA.

E spesso, troppo spesso, ci dimentichiamo che le persone di cui ci piace tanto parlare sono esseri umani.
Con annessi sentimentalismi dolori paure e perchè no, megalomanie.

Non è un caso che gran parte del fandom abbia urlato al “solo sesso” Delena.
Ci sono delle motivazioni profonde che stanno alla base di questo pensiero stupido e malsano.
E non è un problema di storyline.
O di amori creati perfettamente per risultare antitetici.

No.
La donna in questione è la stessa.
Elena è preda degli avvenimenti e delle circostanze, tutto questo presuppone un cambiamento ma…
quella è Nina.

E sarà sempre Nina.
Quello che vediamo di lei sono le infinite sfaccettature di un essere umano.

E se l’amore di Stefan è educato e buono, e gentile, è perchè Nina è buona educata e gentile con quel tenerone di Wasilewski.

Se Damon e Elena sono “solo sesso”
è perchè la passione tra Nina e Ian regna sovrana.

Nessuno ha urlato al solo sesso tra Katherine e Stefan.
Eppure per lui era così.
Ma nessuno l’ha mai fatto notare.
Perchè?
Perchè mancava qualcosa.

Mancava un uomo che quando bacia una donna, non la bacia solo con la bocca, ma la bacia con tutto il desiderio che ha di lei.

Damon respira Elena.
La brama con lo sguardo.
La distrugge con le parole.
La zittisce con il corpo.

Ed è un po’ il gioco malsano che scorre tra un uomo di 35 anni e una ragazzina di 25.

Perchè quel Damon e quell’Elena, sesso lo hanno fatto davvero.
E sanno com’è che piace all’uno e com’è che piace all’altro.
Sanno quali tasti toccare per risvegliare l’istinto dell’altro.

Anzi, peggio.
Hanno cominciato a far sesso ancora prima di poterlo fare davvero.
Lo hanno fatto nei loro pensieri quando si sono desiderati senza potersi avere. Quando lei aveva 19 anni e lui aveva una storia ben decollata.

E non è un caso, che all’inizio della seconda stagione Damon abbia ucciso Jeremy.
Kevin Williamson l’ha sottolineato più volte… l’idea del delena non doveva nascere così presto, gli autori sono stati costretti a trovare un escamotage per bloccare i bollenti spiriti di un fandom quanto mai sensibile all’amore.

Quindi… l’Elena e il Damon della prima stagione non dovevano essere quello che invece noi abbiamo recepito.

Il Damon e l’Elena della prima stagione sono Ian e Nina.
Un uomo adulto che desidera una bambina.
Una bambina che combatte per un’attrazione più forte di lei.

E se il Damon e l’Elena della terza stagione sono un uomo e una donna che l’amore lo condividono giorno per giorno, il Damon e l’Elena della quinta stagione sono due rincoglioniti che stanno distanti.

Per una serie di infiniti motivi che sono cavoli loro, ma che su uno schermo diventano argomento di chiunque osservi.

Ed è lo stesso giochino folle e stronzo del cervello che ci fa bramare quello che non si può avere.
E allora quando le circostanze me lo mettono davanti, divento irrimediabilmente schiavo degli eventi.

Pensate al sogno di Elena.
E’ lei che prende l’iniziativa e chiude una porta.
Ma è lui che la bacia togliendole l’aria.
E’ lei che sgancia la cintura, ma è lui che glielo lascia fare.

E’ divino Damon che le dice “stai bene?”
ma quello è lo stesso Ian che posa la giacca sulle spalle di Nina per non farle prendere freddo ed è lo stesso Ian che le tiene la mano per non farla cadere sui tacchi troppo alti.
E’ lo stesso Ian che al Paleyfest davanti a una platea piena di gente la definisce “un essere umano meraviglioso”
e lo stesso Ian che dice che per donne come Nina Dobrev i governi fanno la guerra.

Oh perchè credo che lui la guerra la faccia ogni giorno.
Tra il buon senso di lasciar andare una ragazzina che del mondo non sa nulla, se non quello che lui le ha mostrato guardandole sempre le spalle, e l’istinto di chiuderla in una stanza e non farla desiderare da nessuno.

Ian brama Nina con la stessa intensità con cui Damon desidera Elena.

E Nina è inerme, come sarebbe inerme qualsiasi donna di fronte a un uomo del genere.
Perchè parliamoci chiaro, uomini come Somerhalder andrebbero amati per un pomeriggio e poi lasciati andare.

Mi torna in mente una canzone di Ligabue che dice
“se un bel giorno passi di qua, lasciati amare e poi scordati svelta di me”
è un’immensa e sacrosanta verità.

Ci si può perdere con uomini del genere solo se si hanno i coglioni per sopportare tutto quell’egocentrismo, quella perfezione mista a sarcasmo, e quella completa mancanza di vergogna.

Eppure… eppure.
Eppure Ian le sfiora una coscia e le tocca le labbra come se fosse chiuso tra quattro mura.

Ma lì intorno a loro ci sono minimo trenta persone della crew che fanno bene il loro lavoro: mostrare i punti deboli per portare un amore vero sulla scena.

Nina ha solo 25 anni, e ne aveva appena 20 quando quell’uomo è entrato nella sua vita.
Non c’è da stupirsi che gli occhi di Elena davanti a Damon diventino tanto grandi e tanto languidi.

In quello sguardo ci sono nascoste tutte le verità e tutti i bisogni di una donna che senz’altro ha amato e sofferto.
Ci sono tutte le parole che non si possono più dire.

C’è tutto l’orgoglio di due persone che per forza di circostanze diventano “amici e colleghi”.
Per le responsabilità e i doveri che hanno verso il loro lavoro.

Ma poi… il cuore è un’altra storia.

E allora un uomo esibizionista e perfezionista come Ian, si perde del tutto davanti alla dolcezza di una ragazzina che sorride alla vita come Nina.
Allora la guarda come se fosse davvero la cosa più bella del mondo.
E tutta quella paura che fanno uomini come lui, svanisce in un secondo.
Perchè è irrimediabilmente succube e preda di lei.
Ed è questa l’idea dell’amore che ciascuna di noi si porta nel cuore. C’è chi non si vergogna ad ammetterlo, e chi non lo dirà mai ad alta voce.
Ma tutte noi vorremmo che un uomo del genere diventasse creta nelle nostre mani, pronto a farsi modellare a nostro piacimento.

E’ questo il bello di Ian e Nina.
Che tra loro i ruoli s’invertono, per poi tornare al punto di partenza. Si confondono le intenzioni con i desideri.
E ancora di più con la concretezza di un bisogno che è del tutto personale.

Chi lo sa cosa pensano e cosa dicono quando chiudono le porte di casa loro e il silenzio è troppo assordante, se l’eco che hanno nella testa è quello di due che “per finzione” si sono baciati tutto il giorno davanti a una telecamera.

C’è l’eco dei ricordi.
Del bel tempo che forse è passato.
C’è la spinta verso il nuovo, che non sarà mai nuovo del tutto, finchè non saranno davvero lontani anche fisicamente.

C’è forse la rabbia per le incomprensioni che ci sono state.
Ci sono le dolcezze e le attenzioni che entrambi trattengono.
Ci sono le domande su come sarebbe stata la loro vita, se avessero scelto diversamente.

E allora eccoli spiegati quei baci, quei sospiri e quelle carezze.
Sono una verità a metà, che è desiderio ma non è più quotidianità.

Mettete in conto che Ian e Nina il dolore di lasciarsi lo hanno provato davvero.
Che quella spossatezza che sentite pesare sulle spalle di Damon e Elena, loro l’hanno sentita e forse la sentono ancora.

E se per colpa delle circostanze in cui vivono, non possono sfogarla in qualche modo… come valvola di sfogo non c’è altro che un copione da recitare che di recita ha davvero ben poco.

L’amore di Damon e Elena è così grande, anche perchè i Nian si sono amati tanto davvero.
Sono così dolorosi, perchè si sono fatti del male.
Sono così pieni di desiderio, perchè si sono toccati e parlati anche col corpo.

E poi ci sono le differenze, quelle enormi che sullo schermo raccontano una vita.

Ian è un uomo che ha sofferto, è un uomo che dopo alcune delusioni lavorative si è ricreato da solo.
E’ uno che dal dolore non ha avuto sconti e che non si vergogna ad ammetterlo.
E’ quello che in Cina dice “io sono un problema”
e che al Paleyfest ripete a una fan che gli propone il matrimonio “non è divertente vivere con me”
ma è lo stesso Ian che di fronte a Nina si prende le colpe per farle meno male.
Quando poi in realtà, la rabbia che sente la conosce solo lui.

E l’Elena che abbassa gli occhi e che si arrabbia con Damon per il troppo amore che sente e che riceve,
è la stessa Nina che si arrabbia perchè lui vuole sempre l’ultima parola.

Damon e Elena vincono premi.
Vincono sondaggi.
Ma Damon e Elena non esistono se non nell’immaginario collettivo.

Quelli che vincono sono Ian e Nina.
Insieme.
Contro qualsiasi scelta personale.
Contro qualsiasi possibilità di replicare o di dimenticarsi.

Il mondo lavora con loro e contro di loro.
Sono l’uno legato indissolubilmente all’altro.
E ammettiamolo, non fanno granchè per slegarsi del tutto.

Ma si sfogano, eccome se si sfogano.
La frustrazione e la sofferenza, il dolore di un fallimento e di un abbandono, sono tutti lì.
Nello sguardo disarmante di Ian, nel modo distruttivo che ha di guardarla, di osservarla da lontano e lasciarla andare.

Quella paura è tutta negli occhi di Elena che quando parla, guarda tutto, meno che Damon.

Sono nello sguardo di Damon che si guarda i piedi mentre confessa
“Tu sei tutta la mia vita”

Tutta la verità è nel sorriso appena accennato di Elena, quando sembra che il cuore le salga in gola per non lasciarla respirare.

Il Delena non è mai stato ben scritto e sofferto come in questa stagione.
Ma mai come in questa stagione… amore, bisogno e dolore, si sono mescolati tanto nelle vite dei protagonisti.

E allora si, il sesso è meraviglioso.
I sorrisi fanno male.
E lasciarsi andare pesa sul cuore.

Perchè tutto sa di realtà. Sa di vita. Sa di vissuto.

E rivedersi magari è esaltante, tornare a casa dal lavoro non è divertente, affrontare il lunedì dopo un finesettimana in cui non sai niente dell’altro è straziante, se ti alzi sapendo di dover fingere di desiderarti e amarti.
Perchè fingere non esiste più.
E’ tutto vero.

Dunque va bene urlare al solo sesso, va bene parlare di corpo, e restare esterrefatti davanti a tanto trasporto.

Forse, Ian e Nina si sfogano così.
Così si confrontano.
E così si chiariscono.

Perchè così si concedono.

E chissenefrega se il mondo ne parla.
Chissenefrega se ci sono le telecamere.
Se tutti poi possono sapere e parlare, arrivare a speculare.

In quell’attimo ci sono solo loro due.
A raccontarsi quello che non si dicono più, e che probabilmente, proprio per questo, risuona ancora più forte.

cutthememories (via cutthememories)

(via youmakemesadwhenskiesareblue)

C’e’ un girone dell’inferno per tutti:
Per chi scrive citazioni e non mette la fonte, per chi dice di non aver studiato e prende otto, per chi “sono grassa” e pesa la metà della metà del peso di una saponetta, per chi dice di aver poche tette e gli va stretta la terza, per chi “sono sola” e si sente con minimo cinque persone contemporaneamente.
Esiste un girone per quelli che arrivano su Tumblr e portano facebook con loro, per chi ti cerca solo per i favori, per chi ti suggerisce sbagliato durante un compito.
Esiste un cazzo di girone dell’ inferno pure per quelli che mentre stai ascoltando la musica ti tolgono le cuffiete.
Quindi, vaffanculo, andate tutti all’ inferno.

(via borntogoaway)

I libri sono libri, i film sono film e la vita reale è una merda.

Erma Bombeck (via nudehearth)

O ricordarsi di non esserlo mai stato.

(via soggetti-smarriti)

(via gianlucasworld)

Non vi è nulla di più triste che svegliarsi la mattina di Natale e scoprire di non essere un bambino.

(via uninvernodisilenzi)

(via fair-s)

Non sento più quell’aria natalizia di una volta.
Non sono più felice come una volta all’arrivo di questa festa.
Non sento più quell’affetto familiare di una volta.
Non sento più le persone vicine.
Non sento più le persone buone.
Non c’è niente, è tutto vuoto.
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